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OSCURE ORIGINI DELLA CARBONERIA

Non è stato ancora possibile stabilire, con precisione, dove, come e quando sorgesse la Carboneria, né si potrà forse mai, visto le discrepanze delle più autorevoli fonti storiche oggi note. Il capitolo sulle società segrete di Paolo Giudici riporta che secondo lo storico Giuseppe Ricciardi le origini della Carboneria sono persino poste nel XI secolo. Lo storico scrive: "Credesi fondatore di essa un Teobaldo, detto poi Santo, e meritevole di essere esaltato, siccome quegli che moriva da martire. Nacque in Francia Teobaldo nel 1017 nella città di Provins. Fattosi prete in Italia, si ritrasse, indi a poco, in Svezia, provincia germanica, ove dicesi nata la setta, alla quale, morto Teobaldo, non vennero meno le forze, ma invece, si accostarono uomini di ogni ceto. Un catechismo, in forma di dialogo, fu compilato sin da quei tempi e, ad accrescere il numero dei proseliti, in un'età di profonda superstizione, ogni cosa fu involta fra le dottrine e le pratiche del Cattolicismo; ma ciò che fa la Carboneria degna di nota, anzi di somma lode, fin dai suoi principi fu questo, che ad essere accolto nel di lei seno condizione primaria ed indispensabile era una vita incontaminata. I buoni cugini, come si chiamavano fin da allora i Carbonari, eran tenuti strettissimamente ad esercitare l'ospitabilità non solo verso i loro consettari, ma a pro di chiunque loro apparisse perseguitato dalla fortuna, col dargli oltre il letto il mangiare e il bere, cinque soldi ed un paio di scarpe. Ben presto le foreste della Germania, della Franca Contea, dell'Ardesia, del Giuria furono piene di Carbonari, denominati così dalla professione esercitata dal maggior numero de' proseliti della setta, e le loro riunioni assunsero il nome di Vendite. A costituire le quali bastavano tre buoni cugini, undici a farle perfette. Affidabili e caritativi, in tempi tutt'altro che caritativi ed affabili, i Carbonari facevansi voler bene e rispettare da tutti. E la setta durò in questi termini fino agli ultimi anni del secolo scorso, cioè allo scoppiare della rivoluzione francese. La quale commoveva siffattamente i popoli tutti d'Europa che ogni più piccola associazione si mutava issofatto in politica: una tale trasformazione, che fu subita anche dalla Carboneria, ebbe luogo segnatamente in Italia, e in specie nel regno di Napoli, dove alcun ramo della setta esisteva da lungo tempo, anzi forse dal tempo in cui dominò quivi la dinastia degli Svevi".

Altri scrittori affermano l'origine straniera della setta. Le testimonianze sono discordi sul luogo di nascita della Carboneria: chi la vuole francese, chi svizzera, chi magari tedesca come propaggine della Tungendbund, chi magari spagnola o polacca, chi italiana. Ma tutto porta a ritenere la nascita della Carboneria nel mezzogiorno visto la grande floridità, e il veloce propagarsi in pochi anni per tutta l'Italia.

Come è noto la Carboneria sorse dal seno della Massoneria, con riti, simboli e formule pressoché uguali e c'è chi sostiene che avesse origine nei monti Abruzzesi. A questo riguardo G. Pansa scrive nella Rivista "I sigilli segreti della Carboneria Abruzzese": "il seme sparso durante l'occupazione francese di Giuseppe Napoleone non fu però seme infecondo, si radicò in Abruzzo la setta della Carboneria, ritenuta generalmente una riforma del massonismo, allo scopo di educare il popolo e di distruggere l'influenza del regime borbonico, che mirò poi al riscatto nazionale ed ebbe la virtù di non cedere alle lusinghe dei napoleonidi, che ne volevano trar vantaggio, e la forza e la costanza di resistere alla violenza di Antonio Capese Minutolo, principe di Canosa (1763-1838), ministro di polizia di Ferdinando I delle Due Sicilie, che voleva annientarla". Il principe di Canosa costituì nel 1813 la setta segreta filoborbonica dei Calderari. Beniamino Costantini sul libro "Carbonari e preti in Abruzzo dal 1798 al 1860" riporta:" la Carboneria sorta con nobili scopi, presto degenerò e le vendite s'inquinarono di spie e di facinorosi. Vi fu anzi un momento, in cui anche Ferdinando IV si fece carbonaro, poi Francesco I di Borbone; però con l'unico intento di apportarvi il disordine e lo sfacelo. E difatti, accresciuto in modo straordinario il numero degli affiliati, furono stampati i catechismi dell'associazione, divulgati i misteri e si giunse persino a vendere i diplomi al migliore offerente. Ma a paralizzare ancor più l'azione della Carboneria, fu dalla moglie di Ferdinando, Maria Carolina, promossa la setta dei "Calderari", detta anche la "Caroliniana", di cui fu organizzatore e capo supremo il principe di Canosa" . Costantini scrive inoltre: La Carboneria prese il nome dal "carbone" il quale purifica l'aria, e, quando arde nelle abitazioni, ne allontana le bestie feroci. "Pulire le bestie dai lupi" significava, infatti, per i nostri carbonari liberare la patria da stranieri e da despoti.

Secondo il P. Dolce il nome di Carbonari, che era così evidentemente connesso ai Charbonniers o ai Fendeurs francesi, sarebbe dovuto" alla eventuale circostanza di essersi uniti i primi settari in un convento di frati detto di S.Carbone"(!). Per il P.Dolce la Carboneria o Lega Nera (come viene chiamata da Lui), è sbocciata nel Mezzogiorno d'Italia durante la spedizione di Russia o poco dopo, come pura diffusione delle Logge massoniche inglesi. Nel rapporto del 1815 il Dolce dice che gli inglesi si giovarono degli Illuminati di Germania per creare oppositori a Napoleone. Con i regnanti e nei popoli suscitarono sentimenti di sdegno contro l'autore del blocco continentale. Dove gli inglesi non trovavano dei monarchi, si rivolsero alle popolazioni per mezzo delle società segrete, e si servirono degli Illuminati che non mancavano anche a Napoli, per organizzare le vendite carboniche. Il Dolce non fu mai stanco di ripetere che il fermento carbonico, sfruttato dai preti e dai Borboni in Sicilia, era principalmente acuito dal machiavellismo britannico, dall'onnipotenza della sterlina, con il richiamo alle costituzioni della Guelfia, concordate nell'ottobre 1813. La Guelfia manifesta in quelle prime costituzioni un odio per Napoleone e la sua dinastia. La Guelfia viene indicata come lo "spiritus rector" della Carboneria, come il sinedrio "d'incogniti superiores" cui la setta subordinata obbediva. L'Illuminismo napoletano era caratterizzato da una rete di logge massoniche, influenti nell'Italia meridionale. Alcune di queste Logge praticavano il rito inglese, altre i rituali templari di stretta osservanza ma nel 1786 diverranno una filiazione degli Illuminati di Baviera fonte più importante è il diario del viaggio in Italia del vescovo luterano danese Münter, su istruzione degli Illuminati bavaresi e la corrispondenza successiva con illuminati italiani). Fulvio Bramato nel libro "Napoli Massonica nel Settecento" scrive: "La tendenza al razionalismo politico e culturale si trasformò in vera e propria deviazione dai principi basici della Massoneria, quando alcune logge accolsero e professarono idee nate al di fuori di esse. Alludiamo soprattutto a quelle de "Gli Illuminati di Baviera", un associazione segreta fondata il 1 maggio del 1778 ad Ingolstadt (Baviera) da Adam Weishaupt. Gli scopi del giurista bavarese e dei suoi seguaci erano molto diversi da quelli della Massoneria. Il Weishaupt creò l'Ordine Illuminato con lo scopo di rovesciare e distruggere la società del suo tempo, essendo il principale ostacolo dell'umanità nel tentativo che stava compiendo di tornare alla perfezione primordiale. Dopo un inizio stentato, la setta bavarese riuscì a diffondersi, con la connivenza di alcuni massoni, in una loggia di Monaco e da qui a diffondere il suo messaggio in tutta Europa. Divulgatore in Italia della deviazione "illuminata" della Massoneria fu Friedrich Münter, un giovane e colto pastore luterano".

Altri storici sostengono che intorno al 1810, nel Regno di Napoli, alcuni ufficiali francesi dell'esercito di Murat si staccarono dalla Massoneria dando vita alla Carboneria, un'associazione segreta di tipo settario.

Le origini della Carboneria vanno ricercate in Francia nella seconda metà del 1700 (CHARBONNIERS: società dei BUONI CUGINI), come strumento operativo e reazionario della più famosa Filadelphia. I Filadelfi utilizzavano le forme associative dei bons cousins charbonniers per occultare il progetto politico repubblicano e un progetto militare di congiura antibonapartista, (attuato dal colonnello Oudet che poi fallirà con le due congiure di Malet). Queste forme associative offriranno alla Carboneria il modello organizzativo piramidale delle cellule a cinque membri e del consiglio centrale, "Alta Vendita", senza comunicazione orizzontale. Alcuni Filadelfi francesi, funzionari e ufficiali massoni arrivati nel Regno di Napoli, insieme alle Logge napoletane illuminate, negli anni 1792-94, daranno vita ad una rete culturale-politica, producendo un'organizzazione di oppositori al regime in nome degli ideali giacobini.

L'organizzazione giacobina napoletana era strutturata senza comunicazione orizzontale su quattro livelli: elementari, deputati, elettorali, club centrale. Tra (Filadelfi è probabile che vi fosse Joseph Briot, ex seguace di Babeuf al quale molti storici attribuiscono la nascita della Carboneria. Uno di questi è Oreste Dito, massimo studioso della Carboneria (è l'autore del libro "Massoneria Carboneria ed altre società segrete nella storia del Risorgimento"), che alla fine dell'800, trattando di statuti carbonarici rilevati nei costituti del Maroncelli, (iniziato carbonaro a Napoli nel 1815), affermò la derivazione massonica di essi: "…essendo molto contatto fra le due sette, ed anche perché tra i compilatori degli Statuti Massonici, stampati in Napoli nel 1820, ma che risalgono al 1813, era il Briot, uno degli organizzatori della Carboneria in Italia".

L'organizzazione dei Carbonari napoletani, strinse relazioni con gli inglesi per ricevere aiuti economici nella lotta contro il dominio Murat e del Bonaparte. Nonostante che le radici provengano dalla Francia e gli aiuti economici dall'Inghilterra, la nascita della Carboneria è da ricercarsi nel movimento giacobino napoletano (che a sua volta deriva dai Massoni illuminati). Nella "Rivista Pugliese" del 1897,1904 il De Ninno ha pubblicato un materiale utile per la storia della Carboneria. Secondo lui la Carboneria sarebbe stata una "Massoneria popolare" o meglio anche una "Massoneria trasportata dal campo dell'idea in quello dell'azione"; la Carboneria "meglio rispondeva agli interessi della borghesia", al sentimento d'indipendenza " che nel Napoletano s'era sviluppato sotto i Borboni". La Massoneria era diventata "alquanto barbogia" e "incomprensibile alla grandissima maggioranza", per questo l'abbandono delle Logge, per le Vendite, alle quali molti massoni confluirono (scisma).

La Carboneria si diffuse rapidamente in Italia, specialmente in Romagna, in Francia e in Spagna, e fu la principale causa di inquietudine dei governi fino al 1831. Gli appartenenti alla Carboneria - liberali e patrioti - erano soprattutto ufficiali, nobili, membri della borghesia illuminata e liberale, possidenti, commercianti, soldati, artigiani e intellettuali come scrittori, magistrati, avvocati, professionisti, giuristi, impiegati, studenti, vecchi giacobini, sacerdoti, ecc., che volevano instaurare regimi liberali e lottare per ottenere dai sovrani una Costituzione che sancisse i diritti dei cittadini. Lo scopo comune dei Carbonari era sostituire dappertutto le monarchie assolute con monarchie costituzionali; in Lombardia aspiravano alla liberazione dal dominio austriaco e all'indipendenza, e in Romagna ambivano alla fine del potere temporale dei papi. L'articolo di un giornale clandestino, il QUARAGESIMALE ITALIANO, n.10 del 16 marzo 1819, riporta le riforme alle quali aspiravano ad esempio i Carbonari romagnoli:

Abbiano i principi italiani e i loro ministri in vista le massime principali oramai conosciute e reclamate da ogni nazione: garanzia della libertà civile e personale; tolleranza di tutti i culti ed abolizione dell'inquisizione; uguaglianza di tutti in faccia alla legge e per conseguenza abolizione di ogni privilegio e dei diritti feudali; rappresentanza nazionale liberamente eletta dal popolo, nella emanazione delle leggi e nella votazione delle imposte; libertà di stampa; responsabilità dei ministri e degli impiegati subalterni; persistenza nell'abolizione della tortura; miglioramento della pubblica istruzione; incoraggiamento all'industria nazionale, protezione all'agricoltura; eleggibilità di ogni cittadino a qualunque impiego, carica o dignità, purchè sia capace di sostenerli con decoro ed utile dello Stato.

In contrapposizione alle suddette aspirazioni Carbonare, il Papa Leone XII prima con la Bolla "Quo griaviora" del 13 marzo 1823 scomunica la Massoneria, poi con la "Ecclesiam a Jesu Christo fundatam" condanna LA Carboneria, contro la quale attua un'attività persecutoria che viene esercitata in Romagna dal Cardinale Agostino Rivarola. Nel 1825 il Papa Leone XII indisse un nuovo Giubileo, quello che in realtà, non si era potuto celebrare nel 1800, viste le vicende legate al periodo napoleonico. Durante l'Anno Santo, nonostante il clima religioso, a Roma venne eseguita la condanna a morte dei Carbonari Angelo Targhini bresciano e del romagnolo Leonida Montanari, ghigliottinati in Piazza del Popolo con l'accusa di cospirazione.

L'organizzazione Carbonara era regolata rigidamente dall'alto, il comportamento era ispirato alle regole della massima segretezza. Gli affiliati tenevano adunanze segretissime e si servivano del vocabolario cifrato, di un gergo per non destare sospetti nella polizia:

• il CARBONE era l'azione che alimentava il fuoco della libertà;

• la BARACCA il locale dove si adunavano i Soci del Primo Grado;

• la VENDITA erano le sezioni locali composte di 20 affiliati (equivale al nome di Loggia);

• PAGANI i loro avversari;

• un SOLE un giorno;

• una LUNA un mese;

• VANTAGGI sono gli applausi;

• TRONCO un tavolino;

• ORDONI le file dei Soci (nome forse derivato da Ordini);

• LUPI i persecutori della Società;

• un PEZZO DI FORNELLO una composizione qualunque;

• CAMERA D'ONORE l'unione del secondo grado;

• MONTAGNA l'unione al terzo grado;

• SAN TEOBALDO il protettore della Società nei suoi due primi gradi;

• GRAN MAESTRO DELL'UNIVERSO è il nome che i Carbonari davano alla divinità;

• REGGENTE corrisponde al titolo di Venerabile fra i Massoni;

• PATRIARCA era il capo, o Gran Maestro, della Società;

• ASSISTENTE PRIMO e SECONDO Dignitari corrispondente ai Sorveglianti delle Logge;

• BATTUTE sono le Batterie prese dalla Massoneria;

• LIBERARE LA FORESTA DAI LUPI significava liberare l'Italia dallo straniero e il mondo dai tiranni.

Un misero mestiere del popolo come quello dei carbonari si prestava molto bene come camuffamento per i cospiratori politici, perché chi lo praticava doveva spostarsi di continuo dovunque ci fosse legname da trasformare in carbone. Inoltre si trattava di un'attività piuttosto diffusa in Italia.

Ogni iscritto doveva possedere un fucile, una baionetta, 25 cartucce e versare nella cassa sociale una lira al mese.

L'iniziazione alla Carboneria si compiva, come in tutte le sette, con veri e propri riti che avevano del simbolico, del misterioso e insieme del pauroso. Il Rituale dei Carbonari è derivato dalla Massoneria. Essi chiamano la loro Società L'Ordine Carbonico. Il principio dell'anno è il Primo di marzo che si chiama Primo Sole della Prima Luna. Così gli altri mesi si chiamano: Secondo, Terzo, Quarto, ecc.. Il calendario Carbonico recupera elementi dal calendario giacobino di Romme e dalle feste decadarie, elementi presenti nella stessa simbologia, dei quadri carbonici (sole, luna, sette stelle, ecc.), che corrispondono ai tappeti di Loggia massonici. Nella Carboneria era in vigore il gradualismo, già presente nella Loggia illuminata, quindi il programma dell'associazione veniva svelato solo gradualmente all'adepto dai superiori (quando era ritenuto degno di essere iniziato ai segreti). La Carboneria era divisa in quattro gradi: apprendista, maestro, gran maestro e Grande Eletto (anche questi termini derivano dall'organizzazione corporativa del lavoro medievale dei liberi muratori e dalla Massoneria speculativa). In seguito vi saranno diverse riforme dei rituali e dei gradi, con l'introduzione di altri gradi e con una diversa gerarchia di essi. Nell'Italia meridionale i gradi da quattro arriveranno a nove, questo dovuto anche alle divergenze di programma politico.

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