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Eusapia Paladino

a cura di Alberto Rossignoli

Eusabia

Come ho potuto vedere, sfogliando le pagine del sito, è stato scritto un appropriato articolo sullo spiritismo e si è menzionata in particolare la figura di Eusapia Paladino: ho dunque voluto contribuire scrivendo un approfondimento circa questa importante medium italiana. Lombroso (1835-1909), padre dell'antropologia criminale, da convinto e fiero positivista, considerava medium e spiritisti alla stregua di "primitivi" da porre nel gradino più basso della scala evolutiva. Come avvenne che, quello stesso studioso cambiò idea? Determinante fu l'incontro con Eusapia Paladino (1854-1918). Qualche cenno biografico. Di umili origini, nacque a Minervino Murge (Bari), restò presto orfana di madre e da bambina, a seguito di una caduta, si procurò la frattura dell'osso parietale; all'età di otto anni fu testimone dell'omicidio del padre, ucciso da briganti. Probabilmente questi avvenimenti traumatici furono in qualche modo determinanti per lo sviluppo delle facoltà paranormali della Paladino: infatti da ragazzina dimostrò di possedere facoltà medianiche nella casa ove prestava servizio come domestica; fu presentata allo spiritista napoletano Enrico Damiani, che le fece inizialmente da tutore. In seguito conobbe il medico Ercole Chiaia, il quale riuscì a convincere Lombroso ad assistere alle sedute della veggente pugliese. Le esperienze di questa medium erano stupefacenti: voci, contatti, levitazioni, apporti, calchi e altro ancora. Riuscì nondimeno a far breccia nel granitico materialismo scettico di un Enrico Morselli (1852-1929), neuropsichiatra, che individuò nelle esperienze medianiche della Paladino, prevalentemente di tipo psicocinetico, oltre quattrocento categorie di fenomeni. Negli anni in cui viveva ed operava la Paladino, l'Europa era percorsa dal positivismo, che conobbe in Comte il principale teorico: anche questioni fino ad allora di dominio della filosofia e della religione vennero poste su basi sperimentali; tutto ciò determinò, una tra le tante conseguenze, la nascita della sociologia, ma fece sentire in diritto la scienza di metter parola su ogni manifestazione umana. A mio modesto parere, ciò non rappresenta un male, sempre che ci sia una riflessione profonda circa i limiti della scienza, gli scopi, gli obiettivi, le metodologia, alla luce, soprattutto, del recente dibattito bioetico. A chi le chiedeva se operasse in modo truffaldino (domanda inutile…), la sedicente medium rispondeva in maniera alquanto insolita : "Intorno al tavolo vi è gente che si aspetta delle frodi, e, in realtà, le desidera. Io sono in trance. […] Alcuni concentrano la mente sull'idea del trucco e io rispondo automaticamente. Ma questo non avviene spesso. Vogliono semplicemente che lo faccia. Tutto qui" (U. Dèttore, Storia della parapsicologia, pag. 159). Non mancarono ad ogni modo prove della sua opera truffaldina: nel 1865, a Cambridge, fu sorpresa mentre spostava nascostamente un oggetto che invece avrebbe dovuto far levitare. Dopo questo incidente, a darle credibilità fu, sorprendentemente Lombroso. Lo scienziato, dopo aver assistito, a Napoli e a Milano, alle esperienze della medium, mutò considerevolmente atteggiamento e, da convinto antispiritista, si dichiarò convinto dell'esistenza di fenomeni che sono in netta e palese opposizioni alle leggi della fisiologie e, più in generale, della scienza. Ad ogni modo, il suo positivismo non era ancora del tutto atterrato e sconfitto: cercava, infatti, di trovare nella fenomenologia paranormale della Paladino un'origine connessa alla dimensione umana, atteggiamento scientifico che ha contrassegnato il lavoro degli studiosi sino ad oggi Attualmente, lo scontro tra parapsicologia e suoi critici e detrattori sembra ancora lungi da una pacificazione: il problema è soprattutto legato al fatto che il paranormale, in numerosi casi, non può fare a meno di chiamare in causa aspetti legati allo spirito, al sacro e alla dimensione religiosa, e questo alla scienza non va giù. Che avesse ragione il grande parapsicologo Rhine (1895-1980) nell'affermare che ciò che la parapsicologia ha trovato sull'uomo riguarda direttamente la religione, anzi, ciò che le religioni hanno dato per scontato, vale a dire lo psicocentrismo della personalità? La personalità è indubbiamente un concetto assai complesso: che cos'è la personalità? Indubbiamente ha vari componenti: quali sono? E poi, è sbagliato sostenere, come fa la scienza, un deciso antropocentrismo? Che sia davvero l'uomo e soltanto l'uomo il fulcro della spiegazione di simili fenomeni?

Fonti:

Massimo Centini, "Misteri d'Italia", Newton Compton Editori, Roma, settembre 2006

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