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La papessa Giovanna

a cura di Alberto Rossignoli

Attualmente gli storici sono praticamente tutti concordi nell'affermare che il pontificato della papessa Giovanna non sia mai esistito; tuttavia, è palese il fatto che questa leggenda è riuscita a sopravvivere per lungo tempo. La leggenda riguardante l'ascesa al soglio pontificio da parte di una donna fattasi passare per uomo fiorì in seno alle correnti anticlericali nel IX secolo, ma si diffuse a partire dalla metà del XIII secolo, trovando il suo splendore in occasione del trasferimento della sede pontificia ad Avignone.

In base alla versione più diffusa, il vero sesso della papessa Giovanna sarebbe stato inconfutabilmente rivelato quando, durante una cerimonia, diede alla luce un figlio. La leggenda narra, su una base totalmente di fantasia e assolutamente rispettosa della cronologia storica, che nell'anno 855 circa Giovanni VIII salì al soglio pontificio, rivestendo l'incarico che fino a quel momento era stato ricoperto da Leone IV. Il giorno dell'Ascensione doveva tenersi una processione e in quell'anno era particolarmente attesa e sentita, poiché accaddero varie calamità naturali a Roma. Ecco come si sarebbero svolti i fatti. Durante il rituale percorso, che si snodava lungo il Laterano, il Colosseo, sino alla chiesa di San Clemente, Giovanni VIII fu salutato con calore dalla folla, colpita in specie dalla sua bellezza e dai suoi raffinati lineamenti. Ad un certo punto, tuttavia, il papa accusò un malore, accasciandosi semisvenuto e dolorante al suolo; due cardinali, sorreggendolo, lo trasportarono nella chiesa di San Clemente. Poco dopo, una voce si sparse tra il popolo: il papa era in realtà una donna e aveva appena partorito (riguardo al sesso del nuovo nato le fonti sono discordi). Inutile dire che la gente si sentì offesa e, per sedare il malcontento popolare, oramai degenerato in aperta rivolta, la giustizia romana dovette prendere provvedimenti subitanei. Ordinò che Giovanna venisse legata per i piedi agli zoccoli di un cavallo e trascinata fuori dalle mura della città. Secondo altre versioni, la donna venne lapidata dal popolo e inumata nel luogo ove morì. Il suo corpo fu coperto con una grande pietra sulla quale venne inciso il misterioso versetto delle sei P: Petre Pater Patrum Papissa Pandito Partum. Altre versioni indicano l'origine di quel versetto nelle parole che avrebbe proferito un indemoniato durante il passaggio della papessa nella cerimonia; una ulteriore variante aggiunge che la donna si sarebbe fermata davanti al posseduto per praticare un esorcismo, domandando al demonio quando avesse cessato di tormentare il poveretto. In risposta, il diavolo avrebbe gridato quella frase, che stava ad indicare, in pratica, che se ne sarebbe andato solo a parto avvenuto. Ora, un aspetto abbastanza sospetto che inficia la veridicità della vicenda è dato dal fatto che non vi sarebbero fonti coeve al periodo in cui la vicenda si sarebbe svolta, vale a dire il IX secolo. Sembra che il primo ad occuparsi della papessa Giovanna sia stato Mariano Scoto (1028-1086), benedettino, teologo e matematico, autore della Cronaca universale, nella quale scrisse che, nell'anno 854 morì Leone IV e a lui successe Giovanna, donna, per due anni, cinque mesi,e quattro giorni. Gli studiosi considerano inattendibile questa fonte, in quanto presenterebbe una serie di errori nella cronologia e nelle biografie dei papi.

La papessa Giovanna venne citata anche da Sigiberto di Ghembloux, un monaco morto nel 1112, autore della Chorographia. Anche il Boccaccio si interessò della vicenda della papessa Giovanna; verso la fine della sua vita, scrisse un'operetta in latino, De claris mulieribus, nella quale tracciò i ritratti di più di cento donne che ebbero un ruolo importante nel mondo classico e cristiano. Uno di questi ritratti è dedicato a una certa Giovanna Angelica papessa, la quale sarebbe stata ingravidata da uno dei suoi amanti e, dato che il parto era prossimo (più di quanto lei credeva), andò comunque alla cerimonia, dove accadde quel che accadde. Immediatamente sarebbe stato eletto un nuovo pontefice, Benedetto III e quando, 15 anni dopo, nell'872, un altro Giovanni fu eletto papa, venne chiamato Giovanni VIII anziché Giovanni IX. Chiaro che la vicenda, vera o no che fosse, fu ampiamente utilizzata in ambienti anticlericali e protestanti, con l'aggiunta di ulteriori coloriture: ad esempio, per i protestanti, Giovanna sarebbe assurta a simbolo dell'Anticristo. Per i cronisti cristiani dell'epoca, la storia della papessa Giovanna sarebbe stata possibile soltanto grazie all'appoggio del diavolo. A conti fatti, risulta assai difficile liberare l'intera vicenda dai tentacoli del mito, specie perché, dal periodo in cui Giovanni VIII fu eletto papa e la comparsa del primo documento riguardo alla papessa, trascorsero ben quattro secoli. Inoltre, parecchi scritti sono apocrifi e sovente i brani che riguardano la papessa sarebbero interpolazioni. Risultato? Le uniche fonti attendibili risalirebbero tutte al XIII secolo. Appare poi alquanto bizzarro che una donna, in una così elevata posizione e con una così grande responsabilità, fosse riuscita a celare il suo vero sesso e la sua gravidanza avanzata. E che dire della statua che sarebbe stata eretta tra il Vaticano e il Laterano, in memoria della papessa? In realtà sarebbe l'effigie di una divinità pagana con in braccio un bambino. L'unica cosa che si può dire con certezza è che l'intera vicenda non fa che alimentare una (demonizzante) tradizione alquanto diffusa, che pone in (stretta) relazione la nascita dell'Anticristo a tutte quelle narrazioni esprimenti valori fortemente trasgressivi e peccaminosi.

Fonti:

Massimo Centini, Misteri d'Italia, Newton & Compton Editori, Roma, settembre 2006.

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