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La Sfavillante Ricchezza di un Grande Popolo Antico e le Corbellerie dell'Oscuro Profeta Profano

a cura di Aroldo Antonio

Ratznger

Alcune persone credono che, in considerazione di una loro "Presunta" "Autorità Morale", (Derivante da qualche loro "Carica" ), possono arrogarsi il diritto d'affermare qualsiasi cosa; anche di sconfessare, sia pur in maniera molto velata, i propri "Autorevolissimi" predecessori. Questi determinati personaggi esaminano, per esempio, la "Storia dell'Uomo" e i fatti della "Realtà Contemporanea" , formulando su tali cose, un semplice "Giudizio di Valore" e non volendo, mai, svelare, attraverso la "Lente d'Ingrandimento dello Scienziato", i "Piccoli Semi di Verità" che si celano nel mondo socio-culturale e cosmopolita che ci circonda e che è in continuo mutamento.

Una lampante prova di questa tipologia di opinione, "Potrebbero Essere", le continue ingerenze, delle più alte gerarchie vaticane, nella vita civile e politica dello Stato in materia di "Ricerca Genetica", d' "Adozione ai Single", d' "Aborto" e dei cosiddetti "Dico". Un altro palese esempio di questa particolare varietà di "Convincimento", in campo Storico, è l'opinione, in auge in quest'ultimo periodo, che dipinge, l'arrivo dei "Conquistadores" in Sud America, come una sorta di "Benedizione Divina" per la gente di quei luoghi; dimenticando, completamente, tutte le stragi, le uccisioni, gli "Eccidi Culturali" , le distruzioni d'intere città compiute dall' "Uomo Bianco" in nome del suo "Dio Cristiano".

Carlo

Le spiegazioni addotte, dai fautori di questa nuova "Teoria Revisionista", sono che la Conquista, fu realmente miracolosa e che la Corona spagnola considerò subito gli Indigeni del luogo come sudditi, e non selvaggi da colonizzare. Come sudditi avevano gli stessi diritti degli Spagnoli. E' questo il motivo per cui il Sudamerica oggi appare meno sviluppato economicamente del Nord. Diversamente dai pellerossa nordamericani, gli indiani del sud, erano troppo tutelati giuridicamente. "Carlo V" , infatti, avrebbe istituito la carica di "Protettore degli Indios" , per tale ragione e la affidò all'ambiguo e non sempre obiettivo Bartolomé de las Casas, cosa che scoraggiava gli imprenditori spagnoli. Secondo tale "Speculazione Storiografica", inoltre, il Papa, con una "Bolla", avrebbe stabilito che lo erano. Dunque, in base a tale documento, avrebbero avuto il diritto, come gli altri, a conoscere la "Buona Novella" ed entrare nella cosiddetta "Civiltà".

I "Fatti Storici" , purtroppo però, come si è già affermato, pongono in luce una "Verità" molto differente. Tutte le "Nazioni Indio-Americane" , sia del Nord, che del Sud, infatti, hanno subito, (chi più, chi meno), una "Mortale Ferita" dall'imperioso agire dell'uomo bianco. Un emblematico prototipo di questa, "Triste, Sanguinosa Realtà Storica" , è la cronaca precisa e dettagliata delle vicende degli ultimi anni di vita del "Popolo Azteco" . Gli Aztechi furono uno dei popoli più progrediti del mondo antico. La loro arte, la loro cultura, le loro costruzioni architettoniche, i loro progetti d'ingegneria civile testimoniano un altissimo livello tecnologico e una profonda conoscenza della realtà che gli circondava, pari soltanto, al popolo egizio. Gli Aztechi, che in realtà si chiamavano Tenocha, cioè "Discendenti da Tribù del Nord", furono l'ultimo gruppo nomade di lingua nahuatl che, spinti dalla fame di terre coltivabili, nel 1325 penetrò nella grande valle del Messico e si stabilì su alcuni isolotti pantanosi del lago Texcoco, non trovando altre terre dove insediarsi. La lingua nahuatl, non era stata da loro inventata, né perfezionata, in quanto già usata da altre tribù fra cui i Toltechi. Il nahuatl è, ancora oggi, una lingua viva, chiara e armoniosa. Migliaia di persone ancora la parlano. È usata, infatti, tuttora nei libri e nelle conversazioni da molti autorevoli studiosi messicani. E' un linguaggio pittoresco che, come la scrittura ideografica azteca, ha subito varie influenze ed è capace di esprimere sentimenti profondi e poetici. Gli Aztechi diventarono i signori assoluti del Messico, non con una conquista improvvisa né con una sensazionale impresa militare, bensì grazie al fatto che per generazioni non avevano fatto altro che rafforzare la loro posizione in un ambiente politico in continuo mutamento. L'esercito era composto da piccole unità di venti uomini che si univano per comporre corpi maggiori di quattrocento uomini, agli ordini di un capo. I vari capi erano i famosi "Guerrieri dell'Aquila" e i "Guerrieri del Giaguaro" che simboleggiavano il Cielo (l'aquila) e la Terra (il giaguaro). Nella società azteca, nella quale la religione era il fattore dominante; esisteva, infatti, una potente organizzazione sacerdotale che esercitava un'enorme influenza sulla vita quotidiana di questo popolo e aveva ruoli importanti anche nelle funzioni amministrative. Le famiglie, sia dei nobili che dei plebei, dedicavano i loro figli al sacerdozio prima che compissero dieci anni e vi potevano accedere anche le femmine.

Acqua

I plebei, pagando i tributi sostenevano la ricchezza dei nobili. Il plebeo era membro di un clan e faceva parte di una comunità rurale: era contadino ma anche un guerriero. Come quasi tutti i messicani era piccolo e tozzo, ma instancabile nel lavoro essendo fin da bambino abituato a marciare per molte ore, a portare grossi carichi e a subire punizioni corporali severissime per ogni mancanza. Le donne erano più piccole ma ugualmente abituate alla fatica e ad una vita di stenti. Si dedicavano soprattutto alla tessitura: raccoglievano le fibre, le preparavano, le tingevano ed infine le tessevano. Era la comunità e non l'individuo a possedere la terra. Ogni uomo sposato, appartenente ad un clan, (chiamato "Calpulli" ), riceveva un appezzamento di terreno ed aveva diritti non sulla terra, ma sui suoi prodotti. Quando non si comportava bene o moriva senza prole, il campo tornava a disposizione della comunità. Quando un clan possedeva pochi terreni, i suoi membri creavano dei "Giardini Galleggianti" , cioè cesti di giunco riempiti di terra e ancorati al fondo del lago, sui quali coltivare i loro prodotti. Grazie a questo elaborato sistema un clan era in grado di aumentare la produzione e ampliare le sue proprietà. L'azteco, come tutti i contadini, si alzava all'alba, si recava al bagno di vapore ed era pronto per la colazione a base di pane di granturco non lievitato, piatto come una frittella e cotto in una teglia di terracotta. Questa particolare pietanza, ancora oggi, il nome di tortillas. esse sono un cibo talmente antico che gli utensili usati per tale preparazione sono tra gli utensili archeologici più remoti. Con il granturco si facevano anche i tomales, farinate condite con miele e pepe. Altri alimenti erano i fagioli, il pesce e rare volte la carne di tacchino o di coniglio. Il mais, però, per il suo alto valore energetico, era il principale nutrimento. Nessun'altra civiltà è stata mai fondata sulla sola coltura di questa pianta come quella azteca. Tutti i diciotto mesi del calendario azteco prevedevano cerimonie e danze legate alla coltivazione e al raccolto del granoturco, perché era ritenuto la "divina pianta" che garantiva l'eterno rinnovarsi della vita e dello stesso ordine cosmico. Quando la siccità perdurava, si facevano sacrifici a Tlaloc, Dio della pioggia, che garantiva la vita agricola, base della loro economia. Le guerre di conquista erano fatte per procurarsi sia nuovi tributi, che guerrieri da offrire a Tlaloc per convincerlo ad elargire il dono della pioggia. Poiché la benevolenza del dio poteva essere ottenuta solo con l'offerta di cuori umani, era necessario catturare in battaglia molti prigionieri per nutrire gli dei con il loro sangue. Gli Aztechi, infatti, erano profondamente religiosi e il culto del sole era parte essenziale della loro religione. Il Dio sole era un guerriero perennemente giovane che lottava con le altre divinità per la sopravvivenza dell'uomo e doveva essere nutrito con l'essenza stessa della vita: cioè con sangue e cuori umani. Quetzal-coatl, o "Serpente Piumato" , era un'altra divinità molto amata dagli Aztechi. Era il dio dei venti e insieme il simbolo del ciclico risorgere della vita dalla morte. Il serpente rappresenta l'acqua che fluisce e crea la vita. In lingua nahuatl "Quetzal" significa anche verde prezioso, come il verde della primavera, la stagione in cui sembra ripetersi il miracolo della creazione. Gli Aztechi, popolo di agricoltori riconducevano a questa divinità l'origine della loro civiltà. Fu così che l'imperatore Montezuma accolse nel migliore dei modi l'uomo bianco e barbuto venuto dal mare, perché aveva visto in lui Quetzal-coatl che ritornava dopo un lungo esilio nell'Atlantico. Era però il conquistatore Hernànd Cortés! Egli, però, approfittando di tale credenza, distrusse i loro Dei. Cortes, (non curante delle conseguenze), f ece, infatti, abbattere gli idoli, ponendo, al loro posto, nei templi, le immagini della Vergine non prima, però, d'aver fatto lavare il sangue dei sacrifici. Mise al potere i suoi uomini e, il 22 maggio del 1520, data della Festa di Toxcal, Pedro De Alvarado, braccio destro di Cortés, massacrò l'intera nobiltà messicana, disarmata, riunita per celebrare il Dio Huitzilpochtli; si ebbero, in tale occasione, 10.000 morti. Per gli indios la vita non ebbe più alcun significato: "Lasciateci dunque Morire, i nostri Dei sono Morti". Il carattere drammatico degli Aztechi si rifletté anche sulla loro arte cupa e potente. Erano di umili origini nomadi, ma si adattarono subito al lusso, ricercando per il loro quotidiano gli oggetti più raffinati. Fecero arrivare, per rendere magnifica la loro città Tenochtitlàn i più abili artigiani e i materiali più preziosi. Tenochtitlàn, che in lingua nahuatl significava "Luogo del Frutto del Cactus Napal che cresce sulla Grande Pietra" , fu la metropoli più sontuosa che gli indigeni d'America avessero mai costruito. Gli spagnoli venuti a conquistarla, rimasero, infatti, senza parole davanti a tanto splendore. La città sorgeva su due isolotti, a cinque chilometri di distanza dal lago Texcoco. Era una metropoli con un enorme centro cerimoniale, politico ed amministrativo, che innalzava al cielo le terrazze fiorite dei suoi bianchi palazzi e le maestose piramidi, sulle cui piattaforme sorgevano i templi dedicati ai loro numerosi dei. Sugli altari di questi templi venivano compiti molto spesso sacrifici umani. Tre strade rialzate collegavano questa "Venezia Americana" , alla terraferma. Questo splendido complesso d'edifici era attraversato da numerosi canali che formavano una rete geometrica racchiudente case, giardini e piazze. Al centro della parte monumentale si trovava il "Tempio Mayor" , con due santuari sulla sommità dedicati agli dei della guerra e della pioggia. Era una piramide a gradini, alta circa 46 metri con due ripide scale sul davanti. Sul lato occidentale della piazza sorgevano le case degli alti funzionari, di fronte il palazzo imperiale di Montezuma. Tenochtitlàn era una capitale cosmopolita visitata ogni anno da migliaia di persone: delegazioni di capi stranieri, commercianti, pellegrini, visitatori occasionali e, forse, persino turisti. La costruzione di questa splendida città fu, quindi, un'impresa prodigiosa e ben coordinata che solo un popolo altamente organizzato, con un forte senso del dovere e una cronica mancanza di terreno agricolo, poteva intraprendere. La sua distruzione, avvenuta il 13 a gosto 1521, a due anni dall'arrivo degli europei, (con perdite umane che ammontavano a 120.000 uomini), può considerarsi uno dei più grandi scempi di tutta la Storia umana. Il "Bieco Genocidio" , umano e culturale, perpetrato ai danni degli indios, non fu compiuto, soltanto con l'uso delle armi da fuoco e con la violenza, (anche gratuita), ma anche con l'epidemi e, di malattie anche bana li, come il morbillo, (importate dall'Europa), che decimarono, per esempio, la popolazione della capitale azteca.

Maria

I propugnatori di questo sistema Dottrinale e storiografico filo-cattolico propongono, a sostegno di questa particolare credenza storiografica, la presunta apparizione della Madonna, vestita con i simboli della "Grande Madre" dell'antica religione azteca, a un indio battezzato. Forse i patrocinatori di questa speculazione dimenticano che la Storia è una "Scienza Sociale" , quindi, in quanto tale, per poter affermare la "Verità" ha bisogno, necessariamente, di "Prove Certe" che, aldilà d'ogni "Ragionevole Dubbio" , dimostrino una determinata cosa. In sostanza, quindi, non si può affermare, per esempio, che la cristianizzazione dei popoli indiani del Sud-America, altro non era che il "Felice Risultato" di una vera e propria "Effusione dello Spirito Santo", perché ciò non corrisponde alla "Verità Storica" . Il maggior detentore di questa "Dottrina Pseudo-Storiografica", Joseph Ratzinger, invece, perpetrando, (in modo palesemente semplicistico ed estremamente chimerico), un proprio convincimento politico, ha voluto dimostrare, con imperiosa presunzione e senza nessuna "Prova Storico-Scientifica" , l'"Universalità" della religione cattolica fin dall'inizio dei tempi.

L’insana e utopica catechesi storica, sciorinata dal vescovo di Roma, infatti, innesta indebitamente gli insegnamenti e i “Valori” della chiesa cattolica, nel “Codice Genetico” delle culture precolombiane. Secondo la dissertazione del 13 maggio 2007, infatti, (in Brasile), gli antichi popoli dell’America latina, cercavano il “Dio Cristiano” , “nelle loro Ricche Tradizioni religiose”, “Senza Saperlo”. L’incontro con la fede cattolico-cristiana dei popoli amerindi, infatti, in base alla disquisizione di Ratzinger, avvenne in modo assolutamente pacifico. Nella dissertazione del pontefice si legge che la propagazione dei valori e degli insegnamenti della religione cattolica non “fu un’Imposizione di una Cultura Straniera” , “un’Alienazione Forzata” delle “Culture Personali” dei popoli indio-americani, (com’è stato accertato da molte e approfondite analisi), ma ha significato, (sempre secondo questa “Speculazione Storiografica” ), per quelle genti, “conoscere e accogliere Cristo”. L’essenza della prima parte di questa analisi, denuncia, infatti, della persona che lo ha esposta, “un’Istruzione” alquanto “Gretta, Bigotta” e senza alcun “Fondamento Scientifico” . In questo periodo di conflitti globali, di sanguinose guerre politico-religiose e di violenza gratuita contro individui di culture differenti da quella occidentale è necessario, a mio parere, non sventolare assurdi “Primati Culturali” che non fanno altro che allontanare i diversi popoli della terra. C’è bisogno, invece, di porre sul medesimo piano le differenti esperienze culturali e politiche-religiose; ponendo in luce, in tal modo, le analogie tra le varie conoscenze dei popoli. In sostanza, quindi, io auspico la formazione di un consiglio mondiale delle religioni che, assumendo come “Universali” i “Valori” di “Fratellanza” e d’ “Amore” tra le singole persone e fra i popoli, tenga conto del fatto che, per l’appunto, le “Culture non sono Chiuse in se stesse, né Pietrificate in un Determinato momento della Storia”, ma “sono Aperte” e “Cercano l'Incontro con altre Culture”.

Tale organo collegiale, in sostanza, dovrebbe farsi promotore di una “Reale e più Profonda” applicazione del “Principio Risorgimentale”: “Libera Chiesa, in libero Stato”.

Le gerarchie ecclesiastiche, insieme, alla più alta carica dello stato vaticano, invece, non fanno altro che allontanare e rendere più difficile quello che potrebbe essere un meraviglioso momento di sintesi tra le varie fedi del mondo propugnando un intenso contrasto politico, a provvedimenti governativi, (dello Stato Italiano), che non fanno altro che rafforzare e rinnovare il tessuto di base della nostra società. Questo tenace antagonismo del vaticano contro i provvedimenti governativi si applica, infatti, in campo medico-scientifico, ostacolando fortemente la ricerca e la terapia genetica indispensabili per la cura di molte malattie rare; in ambito familiare intralciando con ferocia l’approvazione in Italia dei cosiddetti DICO; nel campo della moralità e della libertà personale dei “Malati Terminali” , opponendosi con energico e insano vigore, all’ “Eutanasia” ; contravvenendo, in tal modo, a uno dei più grandi insegnamenti di Gesù-Cristo, ossia che non bisogna mai, aver paura della morte.

Tutte queste continue ingerenze, infine, in sostanza, trasgrediscono un altro importantissimo comandamento insegnatoci da Gesù, ossia: “Date a Cesare ciò che è di Cesare, e date Dio ciò che è di Dio”. Le sostanziali violazioni dei principi della “Carità” e dell’ “Umiltà Evangelica” , da parte delle più alte gerarchie eclesiastiche, tramite anche l’affermazione di “Grandi” e “Gravi Corbellerie” , nell’ambito dell’ “Analisi Storica” , ci spingono a porci una sostanziale domanda: se un individuo, che dovrebbe essere la più alta “Autorità Morale”del mondo occidentale, si sente autorizzato, dalla propria carica, a poter affermare, senza alcuno scrupolo, qualsiasi sciocchezza, allora chi saprà opporsi, quando costui, (usando la propria “Abilità Sofistica” ), oserà stravolgere “Completamente” la “Posizione Ufficiale” della Chiesa nei confronti dei “Peccati Passati e Presenti dei suoi Figli” .

L’ “Oscurantismo Reazionario, Culturale e Politico” di questo pontefice, in sostanza, potrebbe, in primo luogo, invogliare, i “Cattolici-Laici” a volersi distanziare, sempre di più, dall’istituzione eclesiastica, cercando altre forme d’espressione della propria “Affezione Religiosa”, e in secondo luogo, istigare, i “Seguaci” più “Osservanti” a imprigionarsi nella “Religiosità Dogmatica” della propria fede; perdendo di vista, in tal modo, i valori di “Pace, Fratellanza, d’Amore, e Umiltà” del “Cristianesimo Originario” e dando, così, vita a una sorta di “Paganesimo Eclesiastico”.

Forse la cosiddetta, “Santa Romana Chiesa” , si sta trasformando, nuovamente nella “Grande Meretrice di Babilonia” che, ancora una volta, sta a “Puttaneggiar coi Regi…. “Quella che con le sette teste nacque, e da le diece Corna” sta avendo “Argomento, fin che Virtute al suo Marito Piacerà”.

Fonti:

http://www.homolaicus.com/storia/moderna/colombo/cortes.htm

http://www.storialibera.it/epoca_moderna/

http://kidslink.bo.cnr.it/classe-irene/cdi_02/aztechi.html

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