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I re del mare del 6000 a.C.

a cura di Alberto Rossignoli

Mare

Nel 1966 il professor Charles Hapgood, docente di storia della scienza, pubblicò un libro dal titolo "Maps of the ancient Sea Kings" nel quale, uno degli asserti più straordinari diceva che, ben 12000 anni fa, quando gran parte della civiltà umana era composta da cacciatori nomadi, abili uomini di mare solcavano le acque dell'Oceano Atlantico. La storia iniziò nel 1956 quando un certo M. I. Walters, cartografo dell'Ufficio idrografico della Marina americana, si interessò ad un'antica mappa presentata presso il suo archivio da un ufficiale turco. Il documento risaliva all'anno 919 del calendario musulmano (1513 del calendario occidentale) ed era una mappa relativa all'Oceano Atlantico, dove compariva una parte dell'Africa settentrionale, per la precisione dal Marocco alla Costa d'Avorio, e l'intero sudamerica; ogni dettaglio, peraltro, appariva raffigurato con i corretti valori di longitudine: da considerare il fatto che le coeve mappe erano assai spoglie e rozze. Ma la cosa che più di tutte le altre balzò all'occhio fu il disegno dell'Antartide, scoperto soltanto nel 1818.

Il redattore originale della presente mappa fu un ammiraglio turco, tale Piri Re'is, decapitato nel 1554. A onor del vero, detta mappa era nota già dal 1929, quando fu scoperta negli archivi del Museo Topkapi di Istanbul; una copia era conservata presso la Biblioteca del Congresso. Per prima cosa, Walters mostrò la mappa ad un amico, il capitano Arlington H. Mallory, un esperto di navigazione, in pensione da poco, dedito allo studio di antiche mappe. Questi riuscì a farsi prestare la mappa e, quando la rese, la accompagnò con delle annotazioni. Non solo la parte più a sud delle terre tracciate era indubbiamente l'Antartide, ma, sorprendentemente, la mappa era stata composta quando quelle terre non erano ancora state invase dai ghiacci. La cosa appare incredibile, se si considera che, al tempo di Alessandro Magno, il continente antartico era già ricoperto dai ghiacci. Pertanto o le navi di coloro che avevano tracciato la mappa solcavano già i mari quando la maggior parte del genere umano ancora viveva nelle caverne oppure, in tempi remoti, l'Antartide ospitava una fiorente civiltà i cui creatori avevano composto quella e le altre mappe tramandateci fino all'epoca del Macedone. Il punto da cui il professor Hapgood aveva fatto partire le sue osservazioni dalle ere glaciali, che ancora oggi suscitano dubbi negli studiosi. Hapgood era convinto che, per qualche misteriosa ragione, l'intensità della luce solare varia da epoca a epoca; le calotte polari si conformavano in modo anomalo e ciò influiva sul moto di rotazione del pianeta. Questo causava un'oscillazione che provocava lo scivolamento dei ghiacciai e con essi delle placche tettoniche planetarie che li sostenevano, con terribili sconvolgimenti su tutta la crosta terrestre. Secondo il ricercatore, l'ultima volta questo si verificò fra i 10000 e i 15000 anni fa.

A proposito della mappa di Piri Re'is, venuto a conoscenza degli studi di Mallory, Hapgood rilevò che quel genere di mappe (note come "portolani") erano già note agli studiosi e alcune di esse presentavano degli aspetti a dir poco straordinari: ad esempio, veniva riportata l'isola di Cuba ben prima che Colombo, nel 1492, vi approdasse. Hapgood, inoltre, constatò che A. E. Nordenskiold (grande esperto nel campo, le cui opere vennero pubblicate nel 1889) era convinto che i portolani del XV e del XVI secolo si basassero su mappe più antiche, risalenti a secoli prima di Cristo. Infatti asseriva che Tolomeo (attivo ad Alessandria nel 150 d.C. circa) aveva realizzato mappe molto meno accurate dei suddetti portolani, benché avesse a disposizione il materiale della più grande biblioteca allora conosciuta. Tuttavia, come si rilevò, anche se Piri Re'is affermava di aver confrontato più di venti mappe per tracciare la sua, a tratti le aveva sovrapposte impropriamente, in altri non aveva effettuato la sovrapposizione: si doveva dunque capire come mai fossero avvenuti questi errori. Un errore, a titolo di esempio, l'aveva fatto Eratostene, l'astronomo greco che calcolo con grande accuratezza le dimensioni della Terra. Egli sapeva che il 21 giugno, a mezzogiorno, il Sole si rifletteva in un dato pozzo della città di Siene (in Egitto, lungo il Nilo), e che in quell'istante le torri non facevano ombra, mentre ciò si verificava invece ad Alessandria. Aveva pertanto intuito che, proprio quel giorno, doveva misurare la lunghezza dell'ombra determinata da una torre ad Alessandria e calcolare l'angolo formato dai raggi solari; il valore rilevato è stato di sette gradi e, conoscendo la distanza Siene-Alessandria, poteva valutare quante miglia servivano per coprire i 360 gradi di una sfera (la Terra).

Tuttavia, per un errore nella misurazione della distanza, lo scienziato greco aveva abbondato nella valutazione della circonferenza di circa 4,5 gradi (pur se comunque il grado di accuratezza e precisione cui giunse Eratostene era, per i suoi tempi, elevato). Ora, secondo Hapgood, se Piri Re'is avesse tenuto conto del suddetto errore, la sua mappa avrebbe potuto essere più accurata: questa, secondo lui, era la prova che la mappa dell'uomo di mare turco era basata su modelli greci preesistenti. Un altro problema degli antichi cartografi e geografi era quello di riportare un oggetto rotondo (come la Terra) su un piano piatto (il foglio su cui disegnare la mappa). Attualmente si ricorre alla "proiezione", basata sulla suddivisione in latitudine e longitudine; gli antichi avrebbero usato un metodo più semplice: scelto un centro, tracciavano intorno un cerchio che suddividevano in dodici sezioni. Lungo il bordo esterno di ciascuna sezione costruivano poi dei quadrati. Il centro originale della mappa di Piri Re'is si trova fuori dalla mappa ma, secondi i calcoli, si troverebbe in Egitto, per la precisione nella città di Siene, come aveva giustamente ipotizzato Hapgood. Ma c'è dell'altro. Quando gli antichi cartografi alessandrini avevano realizzato le loro mappe (con l'errore di 4,5 gradi) è altamente improbabile che andassero a visitare tutti i luoghi raffigurati, preferendo (probabilmente) ricorrere a mappe più antiche, le quali erano prive dell'errore segnalato: gli antichi cartografi erano dunque ancora più precisi dei Greci. Anche questo fatto ce lo fa desumere. Verso la fine del II secolo a.C. al grammatico greco Agatarchide di Cnido, tutore di uno dei Tolomei, venne rivelato che, in base a un'antica tradizione, il lato della Grande Piramide (edificata nel 2500 a.C.) corrispondeva alla lunghezza coperta da un ottavo di minuto (il minuto è la sessantesima parte del grado) di grado, ossia una piccolissima parte della circonferenza terrestre. Tuttavia è possibile che gli antichi costruttori abbiano applicato tale misura inconsapevolmente, scegliendo a caso la lunghezza del lato di base, però la nostra conoscenza della civiltà egiziana ( e in particolare dell'importanza che essi attribuivano alla geometria sacra) ci spinge a credere il contrario, e a sostenere l'ipotesi della loro conoscenza della circonferenza della Terra almeno dai tempi della Grande Piramide. Anche ai tempi dell'invasione napoleonica dell'Egitto, un certo Edmè François Jomard, studioso al seguito di Napoleone, aveva rilevato che i quattro lati della Grande Piramide erano orientati perfettamente verso i quattro punti cardinali; la Piramide distava poi 16 Km dalla città del Cairo, sita alla base del delta del Nilo: se si tracciano le diagonali piramidali si scopre che comprendono alla perfezione quest'area geografica. Coincidenze?

Analizzando la mappa di Piri Re'is, Hapgood scoprì che le carte da cui era derivata si basavano su una distanza di poco diversa per la latitudine da quella usata per la longitudine. Questo perché, quando si è posti di fronte al problema di trasferire una superficie curva sopra una piatta (come può essere il foglio da disegno), le linee della longitudine divengono progressivamente più corte avvicinandosi ai poli, mentre quelle della latitudine (correndo parallele per il globo) ne risentono in misura assai minore. Il primo europeo a fare uso di questo metodo proiettivo fu Mercatore, nel 1569. Da ciò, Hapgood si ritiene convinto, data la conoscenza evidente della longitudine, dell'esistenza di un antico popolo di navigatori, con precisi strumenti di misura. Lo studioso confermò altresì alcune osservazioni di Mallory, in particolare quella che allude alla Terra della Regina Maud, che sarebbe stata riportata in totale assenza di ghiacci. Nel 1949, mediante l'utilizzo di sofisticate apparecchiature basate sugli echi di ritorno di onde sonore, scienziati inglesi,svedesi e norvegesi riuscì a disegnare la configurazione delle terre sommerse dalla spessa calotta di ghiaccio. Da quel che ne risultò, Piri Re'is aveva riportato l'esatta morfologia del continente antartico prima che venisse coperto dalla calotta di ghiaccio, vale a dire, secondo i calcoli di Hapgood, prima di diecimila - quindicimila anni fa. Successivamente, chiesta e ottenuta l'autorizzazione alla Biblioteca del Congresso, ebbe accesso a una mole sterminata di documentazione, per la precisione antiche carte. Una di queste, detta "di Oronteus Finaeus" e datata 1531, raffigurava il Polo Sud: da notare che esso fu scoperto trecento anni più tardi. Più curioso è il fatto che l'intera calotta sembra esser stata ripresa dall'alto, con raffigurazione molto simile a quella ottenibile ai giorni nostri, e sembra inoltre che sia stata riprodotta prima che fosse sommersa dai ghiacci. Tuttavia, si presentavano in quella mappa errori che si riscontravano anche in numerose altre coeve, facendo pensare che quella fosse stata la base da cui poi tutte le altre erano derivate. La datazione risaliva ancora al tempo di Alessandro Il Grande, benché i carotaggi effettuati nel 1949 dimostravano senza ombra di dubbio che il Polo Sud, all'epoca del Macedone, era già abbondantemente ricoperto dai ghiacci. Pertanto, la mappa da cui si presume fosse stata tratta la carta madre doveva essere ancora più antica. I carotaggi effettuati rilevarono inoltre che l'ultimo periodo in cui il Polo Sud aveva goduto di un clima vivibile risaliva a quanto sembra al 4000 a.C. circa; quindi la presunta "civiltà antartica" ipotizzata da Hapgood doveva avere avuto il suo acme ben prima. Consideriamo però il fatto che l'uomo naviga e pesca da circa diecimila anni e subito dopo questa fase divenne stanziale.

La mappa "di Oronteus Finaeus" dimostrava che una forma di scrittura era comparsa già tremila anni prima che comparisse nella civiltà sumera (attorno al 35000 a.C.): ciò perché risulta arduo immaginare una mappa senza riferimenti scritti, senza contare che la cartografia in sé richiede altresì buone conoscenze in ambito geometrico. Le prime conoscenze di geometria risalgono al 1500 a.C. (Babilonia), ossia 5000 anni dopo la presunta "civiltà antartica" ipotizzata da Hapgood. La mappa del turco Hadji Ahmed del 1550 mostra il mondo come fosse stato disegnato da sopra il Polo Nord, senza contare che la grande accuratezza della rappresentazione. Tuttavia, il particolare più interessante è la raffigurazione dell'Alaska e della Siberia, che sembrano essere unite. La mappa rappresenta una Terra a forma di cuore, con l'Alaska da una parte della fossetta superiore e la Siberia dall'altra: si potrebbe pensare che gli antichi cartografi non avessero avuto spazio a sufficienza per disegnare lo Stretto di Bering, che divide i due continenti. Una delle scoperte più interessanti fatte da Hapgood e il suo team di ricercatori è una mappa della Cine riprodotta all'interno dell'opera di Needham dal titolo "Scienza e civiltà in Cina" , scolpita nella pietra e datata 1137; Hapgood rilevò che l'errore della longitudine precedentemente menzionato era presente anche in quell'antica mappa orientale: i Cinesi avevano dunque posseduto le mappe da cui Piri Re'is si era ispirato? Se sì, allora significava che , molto prima di Alessandro Magno, esisteva una fiorente e avanzata civiltà marina, che sarebbe in seguito scomparsa all'alba della civiltà mesopotamica. Queste ipotesi sono riportate da Hapgood nel suo libro "Un'antica civiltà scomparsa" . Alcuni hanno inteso la "civiltà glaciale" del ricercatore inglese come una prova dell'esistenza di Atlantide, mentre altri parlavano addirittura di civiltà extraterrestri in visita sul nostro pianeta: si veda il libro "Il mattino dei maghi" di Pauwels e Bergier (1960) e il libro "Gli extraterrestri torneranno?" di Erich von Däniken (1957). Nel 1979, l'uscita di un'edizione aggiornata di "Maps of the Ancient Sea Kings: Evidence of Advanced Civilisation in the Ice Age" rivelò che l'operato di studiosi come Hapgood non aveva nulla a che fare con le idee e i personaggi riportati poc'anzi. Certamente può essere possibile che alcune argomentazioni del ricercatore inglese fossero infondate e che gli errori di riproduzione degli antichi cartografi possano aver portato a punteggiare qua e là i mari di isolette in soprannumero.

Però questo non compromette affatto le sue idee di base: nei portolani medievali sono riportate, con notevole precisione, le terre antartiche ben prima della loro scoperta ufficiale, quasi a suggerire l'esistenza di fonti cartografiche più antiche; forse la coincidenza della tecnica di redazione della mappa cinese citata in precedenza è, appunto, solo una coincidenza e non è mai esistita nessuna civiltà marittima come quella ipotizzata da Hapgood. Una cosa però sembra assodata: la civiltà cinese e quella mesopotamica sono state precedute da una più antica civiltà, in seguito sepolta sotto i ghiacci antartici. Lo studioso inglese, per rinvigorire le sue ipotesi cita "I viaggi di Gulliver" di Swift (1726), in cui comparirebbe la descrizione delle due lune di Marte, scoperte un secolo e mezzo dopo. Per non rinnegare del tutto le ipotesi dei sostenitori degli "antichi astronauti" , Hapgood asserisce che i portolani potrebbero suggerire anche questa ipotesi, benché ardita. Ad esempio, la mappa "di Oronteus Finaeus" sembra esser stata raffigurata grazie ad un'osservazione dall'alto e lo stesso può dirsi di quella attribuita al turco Hadji Ahmed, dove il mondo è visto dall'alto sulla proiezione del Polo Nord. E poi, pensiamo alle celebri "linee di Nazca": come sarebbero state fatte? Vi è tuttavia chi ipotizza che quegli antichi popoli fossero in grado di volare con rudimentali mongolfiere. Ad ogni modo, non abbiamo prove decisive, né in un senso né nell'altro. Dunque?

La risposta è una: proseguire la ricerca

Fonti:

Colin & Damon Wilson, "Il grande libro dei misteri irrisolti", edizioni Mondolibri, Milano 2003

Anticristo
La fine del Mondo
Arca Perduta
Eldorado
Fatima
I disegni di Nazca
La fontana Angelica
Il Diluvio Universale
Il Sacro Graal
Coral Castle
Il mito di Hiram
Tempio di
Gerusalemme

Macchu Picchu
Ooparts
Teotihucan
Il Mistero dei Templari
La maschera di Ferro
I due presidenti
Il Mistero di Amityville
Le Serpent Rouge
Le Profezie del Ragno Nero
Le impronte del Diavolo
La Cripta delle Barbados
Luci e ombre della cultura afroamericana
Thule paradisiaco luogo di segreti
John Titor, il Crononauta
Un Oscuro Autunno Caldo nella Londra Vittoriana
I Misteri dei Mortali Strumenti di Vita
La Sfavillante, Oscura Luce della Regina di Roma
Telecomando di esseri Umani nell'Ex Urss
Le Corbellerie
Un Eroe del Male nel Male del 18° Secolo
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